La consegna: "Digiunare mangiando"
BILANCIO DI UN’ESPERIENZA
“Ho trovato un cibo per l’anima”. Da cinque anni le Settimane di digiuno e meditazione per la purificazione integrale. La testimonianza dei 240 partecipanti.
«La quiete, il digiuno, il silenzio e la solitudine – così scriveva Galileo Galilei – mirabilmente eccitano e rischiarano la facoltà discorsiva e speculativa dell’intelletto nostro». Ma non solo, aggiungiamo noi: singolare vantaggio ne traggono, oltre alla mente, corpo psiche e spirito che sono i costitutivi della persona umana.
Aspetto qualificante di una simile esperienza è il
passaggio dalla conoscenza alla coscienza, ossia l’accento viene posto sull’importanza di interiorizzare e di radicare in profondità quanto è oggetto di apprendimento. Già il sommo Aristotile sosteneva che “non il sapere, ma il sentire” (“ou máthein, allà páthein”) fosse il segreto di ogni autentica iniziazione spirituale. E sant’Ignazio di Loyola, maestro dell’esercizio spirituale, raccomandava di sviluppare il “sentido”, l’intima percezione e la profonda risonanza della pratica religiosa.
Un’esperienza integrale
Nell’ultimo quinquennio si è dato inizio all’esperienza del digiuno, inserita nel contesto tipico degli esercizi spirituali, scanditi dal silenzio, dalla meditazione e dalla pratica liturgica, specialmente dell’eucaristia. Da questa rapida descrizione si comprende immediatamente come tale proposta raggiunga la persona in tutte le sue dimensioni e si presenti quindi straordinariamente efficace per promuoverne l’unificazione, oltre che un risanamento globale.
Le 10 Settimane di digiuno integrale e le 5
Tregiorni di avviamento al digiuno tenute dal 2003 al 2007 hanno totalizzato qualcosa come 240 partecipanti, alcuni dei quali “ripetenti”. La conduzione è stata assicurata da padre Antonio Gentili per l’aspetto spirituale e dal naturopata Fabio Giambarini che, oltre a guidare gli aspetti tecnici del digiuno, ha tenuto gli incontri quotidiani di scioltura del corpo, energizzazione e rilassamento, nonché preziose istruzioni sulle altre terapie naturali e sulla corretta alimentazione. Presente all’inizio e alla fine e sempre reperibile anche il medico locale Giuseppe Fuschini, che ci ha tenuto a precisare come “il digiuno fallisce al suo scopo, se non comporta una crescita spirituale”.
A questo punto non ci resta che accogliere le incoraggianti e lusinghiere testimonianze dei partecipanti.
“Oltre le possibili aspettative”
Non pochi parlano, e non senza enfasi, di esperienza intensa, impegnativa, profonda, grandiosa, globale, totalizzante e magnifica: unica nella propria vita. La più completa e la più bella in assoluto. Si è trattato, aggiungono, di un
cammino di intensa spiritualità; di una settimana fantastica, che ha riservato momenti commoventi e di sofferenza liberatrice.
Che simile esperienza non fosse però scevra di difficoltà è ampiamente riconosciuto. Mi è sembrato un purgatorio: ho avvertito una grande fatica, una spossatezza infinita a metà digiuno, ma mi sono abbandonata a questa sofferenza. I momenti di difficoltà mi hanno condotto a un ascolto più profondo di me stesso. È stata una prova, una sfida nei miei confronti: mi ha consentito di verificare come reagiva il mio corpo e soprattutto la mia mente.
Di una simile prova un primo “risultato” è costituito da una
nuova visione/rapporto con il cibo. È stato messo in crisi il mio sistema alimentare. Mi sono sentita prigioniera del cibo; il digiuno mi ha sottratto al suo automatismo. Ho avvertito quanto il cibo influisca sugli stati d’animo e sulla propria salute. Ho sperimentato in quale misura il corpo peschi nelle proprie riserve per autoalimentarsi. Penso di aver appreso come raggiungere un rapporto più sobrio con il cibo. La “rimappatura” del corpo operata dalla lunga astensione, mi ha restituito il piacere di abitarvi dentro, di considerarlo la mia casa.
È stato magnifico, conclude uno dei partecipanti. Ho trovato la lucidità mentale che stavo perdendo; ho ricevuto una potente ricarica sia fisica, psichica e soprattutto spirituale. Ne è valsa la pena.
Tornare agli albori della creazione
Ma non è soltanto il corpo a beneficiare della pratica del digiuno; se ne avvantaggia anche il nostro spirito. Attraverso il digiuno si riconosce che il corpo è tempio di Dio e quanto esso incida sull’anima. Sono tornata agli albori della creazione, dove si era signori del corpo, aperti alle voci dello Spirito e in armonia con tutto il creato.
Il digiuno del corpo favorisce anche quello della mente, consente di ricentrarsi e di ritrovare l’equilibrio interiore. Si verifica, insomma, una vera interazione e integrazione tra corpo e spirito. Ho ritrovato me stesso, si afferma, costatando che il digiuno è una vera terapia dell’anima, uno strumento necessario nel cammino verso la perfezione. Finalmente ho scoperto che non siamo solo materia; anche se il cammino sarà lungo e faticoso, sono consapevole di che cosa devo cercare. Addirittura si sostiene che il digiuno, vissuto in un clima di intensa preghiera, ha cambiato il proprio rapporto con Dio, cogliendone la presenza nelle profondità del cuore. Ho scoperto dentro di me un luogo dove posso parlare con Dio!
A questo ha contribuito in modo
determinante il silenzio, ossia l’astensione dal parlare che è come la controparte di quella dell’alimentarsi. C’è chi si dichiara affascinato dal silenzio, essenziale per un risanamento interiore e di grande aiuto nel superare i momenti di difficoltà. Attraverso di esso è possibile comprendere i messaggi che ci trasmette il nostro corpo e ascoltare la voce dell’anima.
Un’esperienza interculturale e interreligiosa
Il digiuno è un dato universale e, come tale, lo si può valorizzare e praticare. A questo scopo i partecipanti non mancano di apprezzare il profilo interreligioso con il quale viene affrontata la pratica del digiuno e della meditazione, nel senso che, pur privilegiando quella cristiana, si attingono suggestioni da tutte le grandi tradizioni spirituali. Tra di esse lo yoga, chiamato in causa sia per gli esercizi preliminari di purificazione integrale, sia nelle pratiche quotidiane finalizzate a mantenere il corpo in buona forma e a ridestarne le energie più sottili.
Riportiamo due significative testimonianze. Una riporta la valutazione dell’esperienza immediatamente dopo il digiuno, mentre l’altra ci parla del successivo impatto che ha registrato nella vita di ogni giorno.
È stata una prova difficile, con momenti di sconforto. Il traguardo mi sembrava sempre molto lontano. Sono emerse irritabilità, impazienza, ma mai ho avuto il pensiero di mollare. Ho imparato a chiedere aiuto quando mi sembrava di non farcela e mi meravigliavo della forza che mi arrivava. Ho imparato ad affidarmi e ad abbandonarmi. Ho sperimentato l’efficacia della preghiera. Ho pure sentito l’importanza di lasciar andare le cose vecchie, di attribuir il giusto valore alle cose, di stare nel presente. Il quarto giorno durante la messa serale, dopo l’unzione penitenziale e la comunione eucaristica, ho cominciato a piangere; tutto si scioglieva e ho sentito la purificazione del cuore. In quel momento ho capito il vero motivo per cui ero qui: la via del cuore. Mi riprometto di apprezzare e rispettare tutti i doni che ho ricevuto.
A quasi due mesi di distanza dalla fine del seminario di digiuno, voglio esprimere tutta la mia gratitudine per gli insegnamenti ricevuti e per l’importante viaggio interiore che abbiamo compiuto. Viaggio importante, perché mi fa sentire sempre più intensamente “per via”. Fuori metafora, il digiuno ha migliorato moltissimo le mie abitudini alimentari; l’attenzione portata la cibo diventa ogni giorno di più occasione d’approfondimento di molti altri aspetti, psicologici e spirituali, che con stupore ho scoperto così saldamente intrecciati al semplice, ma potentemente arcaico, gesto del mangiare. Il Decalogo a mensa l’ho ormai imparato a memoria e lo ripeto ogni volta la situazione lo consente. Da ultimo, ma cosa credo molto importante, mangio con più gusto ora e di fronte agli strappi alla regola che possono presentarsi, sono molto più consapevole rispetto a prima.
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