Il Benvenuto della Diocesi di Spoleto-Norcia
Campello sul Clitunno: due ex monasteri benedettini femminili oggi sono casa di accoglienza e di preghiera gestita dai Padri Barnabiti
A servizio della Chiesa locale. Oltre a questo i Padri Barnabiti sono chiamati a essere, secondo la tradizione dell’Ordine,
Episcoporum adiutores (così disponevano le Costituzioni del 1579, III, 2), cioè collaboratori dei Vescovi, quindi disponibili al radicamento pastorale nell’Archidiocesi, secondo le loro specifiche qualifiche.
Storia del complesso conventuale. L’attuale Convento dei Barnabiti di Campello ha origini intorno al 1100. L’edificio è costituito dall’unione di due monasteri benedettini femminili: quello di S. Pietro (fondato nel 1348) e quello di S. Giovanni Battista (fondato nel 1400). La presenza di due “chiostri”, uno contiguo all’altro e per di più della stessa famiglia religiosa, si rivelò anacronistica. Nel 1571 il Visitatore Apostolico di Spoleto, l’Arcivescovo di Gaeta Pietro de Lunel, propose la fusione dei due monasteri. Disse alle monache: “Se foste di regola diversa capirei; ma essendo tutte di regola benedettina, perché non vi unite?” Le monache di S. Pietro erano 8, quelle di S. Giovanni 17. Unite avrebbero formato un monastero degno di rispetto. Ma non se ne fece nulla. Solo nel 1604 l’Arcivescovo Cardinale di Spoleto Alfonso Visconti, nipote del santo barnabita Alessandro Sauli, d’autorità aggregò il monastero di S. Pietro a quello di S. Giovanni. A unire le due strutture furono i lunghissimi e irregolari corridoi che attraversano l’intero edificio. Nel terreno che le separava venne edificata, nel 1608, l’attuale chiesa e il relativo coro monastico, che ora ospita la bella biblioteca. Con le soppressioni napoleoniche del 1810 le benedettine di Campello, assieme a tutte le altre monache della regione spoletina, vennero relegate nel grande Convento di S. Angelo in Monterone a Spoleto, dove sono tuttora conservate alcune pergamene che documentano la storia dei due monasteri. I Barnabiti acquisirono il fatiscente complesso nel 1935 da un certo mons. Giovanni Battista Camoni, che a sua volta lo aveva acquistato dal parroco di Campello Alto don Benedetto Fabrizi (1886-1970) al prezzo di 7000 lire. Restaurato nel 1935/36, fino a una quindicina di anni fa è stato luogo di villeggiatura dei chierici barnabiti studenti di teologia in Roma. Dopo il terremoto del 1997 è stato necessario procedere a una generale ristrutturazione dello stabile, giunta ora alla sua fase finale. I Barnabiti sono così tornati a vivere nella nostra Archidiocesi, nella quale già operarono officiando in Spoleto Santa Maria di Loreto (1604-1803) – mons. Giampiero Ceccarelli ha pubblicato di recente la storia della miracolosa Immagine della Vergine, scritta dal padre Ignazio Portalupi (
La Madonna di Spoleti, Norcia 2009 – e per breve tempo San Gregorio in Piazza; successivamente prestarono servizio parrocchiale e attività scolastica in Sant’Ansano. (Francesco Carlini,
Chiesa in cammino, dicembre 2009)
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